Rinunciare alle cose è meno difficile di quel che si crede: tutto sta a cominciare. Una volta che sei riuscito a prescindere da qualcosa che credevi essenziale, t’accorgi che puoi fare a meno anche di qualcos’altro, poi ancora di molte altre cose.

— Italo Calvino, “Se una notte d’inverno un viaggiatore”

1 week ago on 16 May 2012 ~ 3:36pm 1 note

Il mondo è così complicato, aggrovigliato e sovraccarico che per vederci un po’ chiaro è necessario sfoltire, sfoltire.

— Italo Calvino, “Se una notte d’inverno un viaggiatore”

1 week ago on 16 May 2012 ~ 3:33pm 1 note

Ho letto in un libro che l’oggettività del pensiero si può esprimere usando il verbo pensare alla terza persona impersonale: dire non «io penso», ma «pensa», come si dice «piove». C’è del pensiero nell’universo, questa è la constatazione da cui dobbiamo partire ogni volta.

— Italo Calvino, “Se una notte d’inverno un viaggiatore”

2 weeks ago on 11 May 2012 ~ 12:25pm

A volte penso alla materia del libro da scrivere come qualcosa che già c’è: pensieri già pensati, dialoghi già pronunciati, storie già accadute, luoghi e ambienti visti; il libro non dovrebb’essere altro che l’equivalente del mondo non scritto tradotto in scrittura. Altre volte invece mi pare di comprendere che tra il libro da scrivere e le cose che già esistono ci può essere solo una specie di complementarità: il libro dovrebb’essere la controparte scritta del mondo non scritto; la sua materia dovrebbe essere ciò che non c’è né potrà esserci se non quando sarà scritto, ma di cui ciò che c’è sente oscuramente il vuoto nella propria incompletezza.
Vedo che in un modo o nell’altro continuo a girare intorno all’idea d’un’interdipendenza tra il mondo non scritto e il libro che dovrei scrivere. È per questo che lo scrivere mi si presenta come un’operazione di tale peso che ne resto schiacciato.

— Italo Calvino, “Se una notte d’inverno un viaggiatore”

2 weeks ago on 11 May 2012 ~ 12:23pm 1 note

Come scriverei bene se non ci fossi! Se tra il foglio bianco e il ribollire delle parole e delle storie che prendono forma e svaniscono senza che nessuno le scriva non si mettesse di mezzo quello scomodo diaframma che è la mia persona! Lo stile, il gusto, la filosofia personale, la soggettività, la formazione culturale, l’esperienza vissuta, la psicologia, il talento, i trucchi del mestiere: tutti gli elementi che fanno sì che ciò che scrivo sia riconoscibile come mio, mi sembrano una gabbia che limita le mie possibilità. Se fossi solo una mano, una mano mozza che impugna una penna e scrive… Chi muoverebbe questa mano? La folla anonima? Lo spirito dei tempi? L’inconscio collettivo? Non so. Non è per poter essere il portavoce di qualcosa di definibile che vorrei annullare me stesso. Solo per trasmettere lo scrivibile che attende d’essere scritto, il narrabile che nessuno racconta.

— Italo Calvino, “Se una notte d’inverno un viaggiatore”

2 weeks ago on 11 May 2012 ~ 12:19pm

Non sono capace di scrivere se c’è qualcuno che mi guarda: sento che ciò che scrivo non m’appartiene più.

— Italo Calvino, “Se una notte d’inverno un viaggiatore”

2 weeks ago on 11 May 2012 ~ 12:16pm 1 note

Potrebb’essere un lineamento particolare che s’aggiunge al tuo ritratto: la tua mente ha pareti interne che permettono di separare tempi diversi in cui fermarsi o scorrere, concentrarsi alternativamente su canali paralleli. Basterà questo per dire che vorresti vivere più vite contemporaneamente? O che effettivamente le vivi? Che separi ciò che vivi con una persona o in un ambiente da ciò che vivi con altri e altrove? Che d’ogni esperienza dài per scontata un’insoddisfazione che non si compensa se non nella somma di tutte le insoddisfazioni?

— Italo Calvino, “Se una notte d’inverno un viaggiatore”

2 weeks ago on 10 May 2012 ~ 1:39pm 2 notes

Quante volte, quando m’accorgevo che il mio passato cominciava a pesarmi, che c’era troppa gente che credeva d’avere un credito aperto con me, materiale e morale […] insomma quante volte, quando il passato mi pesava troppo addosso, non m’aveva preso quella speranza del taglio netto: cambiare mestiere, moglie, città, continente, – un continente dopo l’altro, fino a far tutto il giro, – consuetudini, amici, affari, clientela. Era un errore, quando me ne sono accorto era tardi.
Perché a questa maniera non ho fatto altro che accumulare passati su passati dietro le mie spalle, moltiplicarli, i passati, e se una vita mi riusciva troppo fitta e ramificata e ingarbugliata per portarmela sempre dietro, figuriamoci tante vite, ognuna col suo passato e i passati delle altre vite che continuano ad annodarsi gli uni agli altri. Avevo un bel dire ogni volta: che sollievo, rimetto il contachilometri a zero, passo la spugna sulla lavagna: l’indomani del giorno in cui ero arrivato in un paese nuovo già questo zero era diventato un numero di tante cifre che non stava più sui rulli, che occupava la lavagna da un capo all’altro, persone, posti, simpatie, antipatie, passi falsi.

— Italo Calvino, “Se una notte d’inverno un viaggiatore”

2 weeks ago on 10 May 2012 ~ 1:36pm 5 notes

Ci sono giorni in cui ogni cosa che vedo mi sembra carica di significati: messaggi che mi sarebbe difficile comunicare ad altri, definire, tradurre in parole, ma che appunto perciò mi si presentano come decisivi. Sono annunci o presagi che riguardano me e il mondo insieme: e di me non gli avvenimenti esteriori dell’esistenza ma ciò che accade dentro, nel fondo; e del mondo non qualche fatto particolare ma il modo d’essere generale di tutto.

— Italo Calvino, “Se una notte d’inverno un viaggiatore”

2 weeks ago on 10 May 2012 ~ 1:30pm 1 note

Nous avons plus de force que de volonté; et c’est souvent pour nous excuser à nous-mêmes que nous nous imaginons que les choses sont impossibles.

— François de La Rochefoucauld

2 months ago on 27 March 2012 ~ 10:04am